Storia del pomario

Tratto da “Nel sapore del “pom rusnènt” mille anni di lavoro benedettino” di Andrea Ghignone – Corriere di Chieri, 2006

“Dietro alla chiesa di Vezzolano da dieci anni un manipolo di volontari ha recuperato un pezzo di quella storia che i frati benedettini cominciarono dieci secoli fa.
Non è un'opera d'arte come lo splendido monastero: sono file di pianticine, trovate e accudite una per una. Quelle stesse piante che gli operosi monaci coltivavano qui.
Per questo nel 1996 la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici del Piemonte, in occasione del nono centenario dell'abbazia, affidò questo pezzo di terra ad alcuni volontari, affinché lo riportassero alle condizioni originarie. Il gruppo si costituì in "Comitato per la salvaguardia del paesaggio rurale: frutteto della Canonica di Vezzolano".
La storia delle attività svolte dal comitato in questo decennio è stata illustrata da … Ludovico Radicati di Brozolo, …, in un saggio pubblicato sui "Quaderni di Muscandia" ….
…il Comitato decise di ricreare nell'appezzamento della Canonica un frutteto simile a quello coltivato nell'antico monastero. Si scelse di coltivare il melo perché meglio adattabile al clima del Nord Italia, ai terreni delle colline piemontesi e per la maggiore resistenza ai parassiti. …
… Così, ora la varietà di meli permette di avere caratteristiche di colore, gusto e tempi di maturazione diversi: dall'estiva San Giovannì alle invernali Ruscaieu e Pom Matan. Poi i Carpandù, Pom d'la bota, Pom Arnent, Giraudèt, Pom d'la costa, Fulminei, Pom rusnènt, Ciocarin-a bianca o rossa dolce, Pom limon, Pom del re, Pom Rava...
…”

Piantina del pomario