“Dietro
alla chiesa di Vezzolano da dieci anni un manipolo di volontari ha recuperato
un pezzo di quella storia che i frati benedettini cominciarono dieci
secoli fa.
Non è un'opera d'arte come lo splendido monastero: sono file
di pianticine, trovate e accudite una per una. Quelle stesse piante
che gli operosi monaci coltivavano qui.
Per questo nel 1996 la Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici
del Piemonte, in occasione del nono centenario dell'abbazia, affidò
questo pezzo di terra ad alcuni volontari, affinché lo riportassero
alle condizioni originarie. Il gruppo si costituì in "Comitato
per la salvaguardia del paesaggio rurale: frutteto della Canonica di
Vezzolano".
La storia delle attività svolte dal comitato in questo decennio
è stata illustrata da … Ludovico Radicati di Brozolo, …,
in un saggio pubblicato sui "Quaderni di Muscandia" ….
…il Comitato decise di ricreare nell'appezzamento della Canonica
un frutteto simile a quello coltivato nell'antico monastero. Si scelse
di coltivare il melo perché meglio adattabile al clima del Nord
Italia, ai terreni delle colline piemontesi e per la maggiore resistenza
ai parassiti. …
… Così, ora la varietà di meli permette di avere
caratteristiche di colore, gusto e tempi di maturazione diversi: dall'estiva
San Giovannì alle invernali Ruscaieu e Pom Matan. Poi i Carpandù,
Pom d'la bota, Pom Arnent, Giraudèt, Pom d'la costa, Fulminei,
Pom rusnènt, Ciocarin-a bianca o rossa dolce, Pom limon, Pom
del re, Pom Rava...
…”